La scomparsa di Sandro Munari, avvenuta oggi, 28 febbraio 2026, a Bologna, all’età di 85 anni, segna la fine di un’epoca irripetibile per l’automobilismo mondiale. Il Drago di Cavarzere non è stato solo un pilota, ma una risorsa strategica per l’industria automobilistica italiana: l’uomo che ha contribuito a trasformare il rally da disciplina per pochi eletti a fenomeno di massa e di risonanza globale.
Ecco un’analisi della sua carriera e dell’eredità lasciata da uno dei più grandi interpreti dei “traversi”.
Il Drago: genesi di un mito
Nato a Cavarzere nel 1940, Munari iniziò la carriera non al volante, ma sul sedile di destra, come copilota (navigatore). Fu il suo investimento iniziale: gli permise di costruire un metodo di lavoro rigoroso e una lettura della strada che, una volta passato alla guida, lo avrebbero reso uno dei piloti più lucidi e precisi della sua generazione.
1972: l’anno della svolta
Il punto di svolta arrivò con il Rally di Monte Carlo del 1972. Al volante della Lancia Fulvia Coupé 1.6 HF, Munari compì una prestazione tecnica oltre le aspettative: contro vetture più potenti e moderne, domò nebbia e ghiaccio sul Col de Turini. Quella vittoria non fu solo un risultato sportivo, ma un’efficace operazione di promozione spontanea che rafforzò l’immagine della Fulvia e consolidò il legame, destinato a diventare simbolico, tra Munari e Lancia.
L’era della Stratos: tecnologia e dominio
Se la Fulvia fu la genesi, la Lancia Stratos fu l’apoteosi. Sotto la direzione di Cesare Fiorio e con il contributo tecnico di Munari, la Stratos divenne la prima auto progettata esclusivamente per i rally.
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La tripletta di Monte Carlo: Munari vinse tre edizioni consecutive del leggendario rally monegasco (1975, 1976, 1977) con la Stratos in livrea Alitalia, un’immagine che, tutt’oggi, rimane un’icona dello sport motoristico italiano nel mondo.
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Coppa FIA 1977: nel 1977, in un’epoca in cui non esisteva ancora un titolo mondiale piloti (istituito solo nel 1979), Munari vinse la FIA Cup for Rally Drivers, di fatto il riconoscimento più vicino a un “campionato del mondo” per piloti rally.
| Risultato principale | Vettura | Anno |
|---|---|---|
| Rally di Monte Carlo | Lancia Fulvia HF | 1972 |
| Targa Florio | Ferrari 312 P | 1972 |
| Rally di Monte Carlo | Lancia Stratos | 1975, 1976, 1977 |
| FIA Cup (piloti rally) | Lancia Stratos | 1977 |
Poliedricità e visione strategica
Munari non era un pilota monotematico. La vittoria alla Targa Florio del 1972, in coppia con Arturo Merzario su Ferrari 312 P, dimostrò una versatilità rara: fu capace di adattare impostazione mentale e sensibilità tecnica, passando dalla terra battuta all’asfalto dei circuiti stradali più impegnativi.
Dopo il ritiro dalle competizioni, seppe reimpiegare le proprie competenze fondando una delle prime scuole di guida sicura in Italia, presso il circuito di Adria. Per lui, la guida non era mai solo velocità, ma metodo, sensibilità e controllo del rischio.
Un’eredità intramontabile
Lo sport motoristico perde un uomo capace di ragionare da protagonista dell’industria prima ancora che da atleta. Sandro Munari ha rappresentato l’eccellenza italiana in un decennio in cui il rally era una sfida estrema contro gli elementi.
“Il Drago ci lascia, ma la sua scia sul Turini rimarrà per sempre un punto di riferimento per chiunque voglia capire che cosa significhi davvero guidare.”
Ciao Drago.
Nuvolari.net




